IL COOL E IL WEST COAST

 
   
   
   
   

 

IL COOL E IL WEST COAST

 

 

La rivoluzione del BeBop, come si è visto, aveva creato nel mondo musicale del dopoguerra una sorta di turbine nel quale si mescolavano entusiasmi, sconcerto, speranze e idee artistiche ardite. C'era pero' il risvolto negativo commerciale, giacché il grosso pubblico frequentava meno i locali e le sedute di registrazione non si erano impennate, semmai al contrario . La 52a strada, la Swing Street, veniva popolata più da locali di spogliarello che non da luoghi dove si faceva musica. Tuttavia alcune grandi orchestre resistevano, Stan Kenton, Woody Herman, Duke Ellington, Count Basie, e restavano sicure incubatrici per gli artisti più creativi.


Nonostante la potentissima scossa data da Parker a tutto l'universo jazzistico, e il seguito che Bird e Dizzy avevano ottenuto e ancora ottenevano presso gli artisti bianchi - gente che comunque non aveva vissuto nel ghetto ne’ aveva avuto a che fare con le problematiche prettamente nere - e mentre passava la curiosità per la novità del BeBop, si inizio' a sentire la necessità di un cambiamento deciso. C'era un forte desiderio di fare Arte che fosse riconosciuta come tale, di essere ascoltati in sale da concerto e non nei fumosi piccoli locali delle grandi città americane : la tendenza era pressoché ineluttabile verso una sorta di raffinazione e semplificazione del materiale magmatico che aveva costituito il BeBop.

 


Al contempo i boppers vivevano giorni difficilissimi, si salvavano Dizzy Gillespie e Parker, che per essere meglio accettato inizio’ ad esibirsi accompagnato da un’orchestra d’archi, peraltro con risultati letteralmente splendidi.
A quel punto l’atmosfera era pronta per il verificarsi di un riavvicinamento del jazz a valori più europei. Ne conseguì uno stile che venne etichettato come " cool" , un aggettivo che in America può avere più di un significato, ma che soprattutto voleva significare “ fresco “.
L'origine del Cool si fa ascendere a tre gruppi di musicisti : il pianista italo-americano Lennie Tristano, giunto a New York nel 1946, l'arrangiatore Gene Roland che aveva costituito un gruppo con quattro sassofoni tenori, e il pianista e compositore Dave Brubeck, quest' ultimo attivo in California, a San Francisco.


La costa ovest in effetti aveva storicamente ospitato il jazz, e nemmeno troppo in sordina, fin quasi dagli inizi, quando il trombonista Kid Ory nel 1922 aveva registrato uno dei primi dischi interpretati da musicisti non bianchi, quindi era stata la volta di Jelly Roll Morton, poi Freddie Keppard e altri, fino a giungere a Gillespie e Parker. Di li' a poco sarebbe partita dalla California la successiva ondata innovatrice nel jazz.
Altri bianchi cominciarono a gravitare attorno a quei tre gruppi, il pianista e arrangiatore canadese Gil Evans, il ventunenne compositore Jerry Mulligan che suonava il sax baritono, ma anche due neri, Miles Davis é John Lewis, rispettivamente trombettista e pianista . Se la derivazione di questa musica dal BeBop era piuttosto evidente, facevano capolino passaggi bachiani, sonorità lievi dei fiati, mentre ogni traccia residua di vibrato era totalmente assente.

 


Il perno della scena si stava spostando decisamente a ovest, dove il clima e uno stile di vita più rilassato consentivano agli artisti di concentrarsi meglio sulla loro produzione. Ma il Cool era stato esso stesso una base, durata un breve lasso di tempo, da dove usciva ora un jazz estremamente " amabile " , come lo ha definito il grande studioso italiano Arrigo Polillo, e raffinato, destinato, ma lo possiamo affermare solo oggi, ad essere proiettato nel futuro, nel millennio successivo, e ad essere apprezzato da piu’ larghi strati di pubblico, come mai era accaduto alla musica afro-americana.
Era stato Miles Davis da New York ad accendere la scintilla, con un nonetto di cui facevano parte stelle nascenti, le cui musiche erano state composte dai giovani Gerry Mulligan , Gil Evans e John Lewis. Sarebbero rimasti tra i brani più interessanti e più belli dell’intera storia del jazz.


In California la scena stava per essere dominata da una schiera di nuovi giovani artisti, in primis appunto Mulligan, poi Shorty Rogers, compositore e trombettista, Shelly Manne batterista , Jimmy Giuffre alle ance, Bud Shank al sax alto , John Graas al corno francese, Buddy Collette alle ance e al flauto, Chico Hamilton alla batteria, Jim Hall e Barney Kessel alla chitarra , Chet Baker alla tromba .
Uno sguardo al look dei protagonisti californiani : se tra i boppers, come abbiamo visto, era quasi d’obbligo un aspetto e un atteggiamento anticonformista, eccentrico, a volte trasandato, qui i musicisti apparivano tutti come professori universitari, vestito grigio, camicia bianca e cravatta, spesso capelli a spazzola. La stessa gestualità nel suonare aveva ricevuto un cambiamento drastico, vedendo una contenutezza inedita, un comportamento serio e compassato. Non era una finzione, anche in questo caso era un sentire diffuso in tutto quel mondo in fase di formazione.

 


Una sera del 1952, a LosAngeles, nel locale The Haig, accadde un fatto memorabile, destinato a suscitare sensazione e costituire un punto fermo nella storia del jazz e per ogni suo futuro cultore : il locale era di proprietà di Richard Bock, che ebbe l’intuizione di far incontrare Gerry Mulligan , che come si e’ visto stava già componendo brani straordinari, con il 22enne trombettista Chet Baker. Alla batteria c’era Chico Hamilton e al basso Bobby Whitlock. Stranamente non c’era il piano, per pura casualità. E i quattro fecero senza. Per il locale sarà il tutto esaurito per 11 mesi! Nascerà il Gerry Mulligan Quartet e Bock varerà l’etichetta Pacific Jazz. Nuovi, seducenti suoni stavano occupando la scena jazzistica e in giro per il mondo nuovi adepti approcciavano questo sound inedito, “ fresco”.
Contemporaneamente Jimmy Giuffre, strumentista delle ance, tentava strade definibili di avanguardia e maturava nuove teorie strumentistiche con risultati estremamente interessanti e John Lewis radicava ulteriormente la musica del suo Modern Jazz Quartet, forse troppo ostinatamente, alle tradizioni europee.


Una funzione particolare la ebbe invece Dave Brubeck, a nostro avviso uno dei grandi motori di diffusione del jazz nell’ultimo trentennio del secolo. Come si e’ visto Brubeck era stato tra i precursori del Cool già negli anni 40, e ora seguiva una strada più indipendente e aperta , applicando con successo al jazz, grazie alla sua originalità, forme di musica classica come il rondo’ e la fuga, un intento solo parzialmente raggiunto dal Modern Jazz Quartet.

 


I componenti del quartetto di Brubeck negli anni 50 sarebbero rimasti leggendari, Paul Desmond, un raffinato sax alto dal sound fresco e inconfondibile, Joe Morello, che va annoverato tra i grandi batteristi del dopoguerra, Gene Right al basso, che per essere nero dovette affrontare non pochi ostacoli ad esibirsi ( era ancora difficile negli USA superare quell’ostacolo e i rivolgimenti degli anni 60 erano ancora da venire…). La produzione discografica del Dave Brubeck Quartet ebbe proporzioni ragguardevoli e il successo fu garantito anche dall’iniziativa JGC , Jazz Goes to College: Brubeck esegui’ infatti una serie di concerti nei campus universitari destinata ad avere un ritorno importante in termini di seguito, con buona pace dei puristi ( il cancro della musica afro-americana). In ogni caso riuscì ad avere dedicata una copertina di Time magazine nel novembre 1954 : per il tema jazz sarebbe stata la prima volta in assoluto nella sua storia!

 


In buona sostanza il West Coast fu lo stile destinato ad espandere come mai in precedenza il seguito della musica afro- americana. Era una musica essenzialmente bianca, che quasi automaticamente entrò a un certo punto nella ripetitività. A differenza di altri momenti, i primi ad accorgersene furono i suoi stessi protagonisti, che decisero, alla spicciolata, di dedicarsi a ruoli negli studios, alle musiche da film e agli arrangiamenti. Faceva eccezione Brubeck. Si chiudeva così una fase affascinante della storia del jazz, mentre un’altra onda di jazz nero stava affacciandosi ad est !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
   
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