LO SWING

 
   
   
   
   

LO SWING

 

I primi 5 anni della grande depressione furono terribili per quasi ogni americano, nel mentre e a fatica, dopo l’insediamento alla presidenza di Franklin Delano Roosevelt e l’inaugurazione del suo New Deal, qualche speranza iniziò ad affacciarsi e soprattutto si innesco' una sorta di reazione alle atmosfere cupe del periodo.


In pratica si verificò un vero e proprio rimbalzo, e la gente, sia bianchi che neri, fu presa da un desiderio prepotente di divertimento, di naturale evasione per dimenticare la situazione passata e ancora in corso.


Le romanticherie musicali dei primi, tristi anni ‘30, che avevano dominato la scena al di fuori del mondo jazzistico, lasciarono il posto al desiderio di vivere, e il ballo diventò l' attività più' ambita nel tempo libero. L’orecchio intanto, nella quasi totalità del paese, si era abituato rapidamente, con la diffusione della radio, a ritmi piu’ fluenti, piu’ “ leggeri” e festosi, appunto “ ballabili”, e le grandi orchestre come quelle di Paul Whiteman, Cheek Webb, Jimmy Lunceford, Cab Calloway ad esempio, assecondavano più che volentieri il nuovo gusto, che si trasformò ben presto in un’ondata che investì l’intera nazione.

La musica diventò sinonimo di ballo, serviva a quello, e le fu dato il nome di “ Swing”, nel quale c’era si' il jazz, ma che aveva perduto la sua aggressività, il suo candore, il folklore, e in sostanza l’elemento artistico e soprattutto nero.

Era un prodotto di largo consumo, e se ai neri non dispiacque perché era un modo per essere accettati, a molti musicisti bianchi apparve come un’opportunità per uscire dalle ristrettezze economiche. Si giungerà a un certo punto ad avere come meta professionale la direzione e la gestione di una “ Big Band”, obiettivo obbligato di ogni musicista che mirasse ad uscire dal grigiore e a farsi strada. In tanta rapida trasformazione, come spesso accade nei fenomeni storici, salta fuori il genio.


Benny Goodman, nato nel ghetto ebraico di Chicago, aveva militato giovanissimo nella compagini di Ben Pollack. Ora, alla vigilia del 1935, impadronitosi piuttosto velocemente di una tecnica superba, e gia’ di una considerevole originalita' , cercava una propria strada espressiva attraverso la big band.


Dopo un inizio assai difficile, con l’ausilio fondamentale degli arrangiamenti di Fletcher Henderson, la musica di Goodman sfondo’ e la scena, ben ricostruita nell’ottimo film “ The Benny Goodman Story” uscito in Italia nel 1957 vede un Goodman demoralizzato sul palco di una anonima citta’ dell’ovest, in una sala semivuota, che via via si riempie di ballerini , i quali a un certo punto si fermano, e ascoltano. Per il meccanismo dei fusi orari, alla radio avevano gia’ potuto ascoltare e assimilare quel sound.


Forse e’ la più bella testimonianza che lo swing fu in quel momento, e per l’ ultima volta, la musica di tutti i giovani americani, indipendentemente da razza e ceto sociale.


Naturalmente fu anche l’inizio della concorrenza alla band di Goodman, che era destinato a scontrarsi con temibili “ avversari” negli anni a venire : Duke Ellington in primis, Chick Webb, Andy Kirk, Count Basie, i fratelli Dorsey, Casa Loma, suoi ex orchestrali come Harry James messisi in proprio, e la band piu’ vicina probabilmente al suo stile, quella del clarinettista Artie Shaw.


Nel dominio più o meno quinquennale della formula big band, presente in ogni dove negli Stati Uniti e in ogni studio di registrazione dell’epoca, pero’ Goodman sfodera ancora una volta il suo genio, e’ davvero “ il Re dello Swing “ come lo hanno denominato: prima da’ vita al trio col suo nome, composto da Gene Krupa alla batteria e Teddy Wilson al piano, poi al quartetto aggiungendovi Lionel Hampton al vibrafono, il tocco piu’ raffinato che potesse mettere in atto. Il risultato sono registrazioni di rilevanza assoluta nella storia della musica afro-americana !


Con l’avvicinarsi degli anni ‘40 nasce un primo tentativo di revival del jazz classico applicato all’orchestra swing, e’ di Bob Crosby, il fratello di Bing, trascinante e formalmente ben eseguito.


Nessuno pero’, tranne qualche musicista nei suoi intimi pensieri, può ancora immaginarsi cosa accadrà al jazz…


 

 


 



 

 
 
   
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