NAbbiamo parlato a lungo dello swing, ma tra le big band degli anni '30 non abbiamo citato quella più commerciale dal punto di vista jazzistico, mal vista allora come oggi da ogni buon appassionato della musica afro-americana, fosse estimatore del jazz di Chicago e New Orleans, o considerasse semplicemente lo swing come elemento fondamentale. D’altronde un’orchestra in cui ci si atteneva scrupolosamente agli spartiti può essere considerata quasi per definizione l’antitesi del jazz!
Eppure il suo leader e' storicamente, come livello di popolarita', secondo solo a Louis Armstrong: parliamo di Glenn Miller.
Miller era lungi da avere uno swing potente, travolgente, da “ Re del Jazz “ come come era stato considerato a ragione Benny Goodman. Non scuoteva le platee, i giovani non si azzuffavano per accaparrarsi i posti. Aveva pero' un suo sound, aveva inserito qualche innovazione nelle sezioni strumentali della sua band, si approvvigionava di brani di notevole gusto romantico dai compositori più in vista di quegli anni ed era quello che si definisce un serio professionista . Brani romantici, spesso sdolcinati, o veloci, faceva pero’ ballare! E la gente ballava, e come ! Tutti lo potevano ascoltare tramite la radio, e come abbiamo visto gli americani della grande depressione la ascoltavano tutti i giorni , e naturalmente ballavano appena potevano.
Miller aveva anche ottimi solisti, non tanti, come Tex Beneke al sax tenore, Ray Antony alla tromba, Billy May e i due cantanti, i fratelli Eberle . Dal punto di vista del suo strumento aveva un sound ben riconoscibile ed era un perfezionista, un virtuoso.
E anche se decine di musicisti arricciavano il naso per quella sua musica " annacquata " , la sua orchestra restava tra le più richieste degli Stati Uniti. A un certo punto, un film di Hollywood su se stesso, romantico anche quello, e soprattutto interpretato da un attore che in quel momento era sulla cresta dell'onda, James Stewart, con quella sua aria dinoccolata e bonaria, gli forni’ una presa ulteriore sugli americani di ogni età . Una chiave del successo stava senz’altro nei brani, che erano orecchiabili e di buon gusto, al punto che, oltre dieci anni dopo, rivisitati con lo stile del pop anni 50, avrebbero dato vita a veri e propri hit.
Ma Glenn Miller non c'era già più: si era arruolato volontario in Europa nell'Army Air Force, dove militava col grado di Capitano e la sua band furoreggiava nelle forze armate, confortando centinaia di migliaia di giovani che si stavano preparando a dare l'assalto alla fortezza di Hitler. Durante un viaggio a Parigi il suo piccolo aereo Norseman ebbe la sfortuna di passare a quota bassa in quei " canali Aerei" che venivano usati dagli equipaggi delle fortezze per scaricare nella Manica le bombe che non erano riusciti per qualche motivo a riversare sulla Germania. Probabilmente fu colpito da uno di quei carichi e non si seppe più nulla. Per qualche ignoto motivo fiorirono leggende su questa scomparsa, che secondo alcuni sarebbe stata legata a operazioni segrete. Come ad esempio l’ipotesi di poter usare il musicista come tramite per un armistizio ( visto che Miller era popolarissimo, tramite la radio, anche in Germania nonostante la propaganda negativa ) e altre ancor più rocambolesche, nessuna provata.
Ma la sua musica, nonostante l' improvvisa scomparsa, stava continuando a diffondersi tramite i V disc dei militari, quelli portatili infrangibili, le radio, e tutta l'Europa occupata poteva ascoltare i suoi motivi.
E siamo all'immortalità. E per poterci rendere conto meglio della portata dell'evento di cui stiamo parlando, bisognerebbe procedere a un accostamento e tentare ( dico tentare perché è pressoché impossibile resistere più di un minuto) di ascoltare una qualsiasi musica del nostro ventennio fascista, per entrare meglio in atmosfera…
Uno shock! In realtà, contemporaneamente a quella musica nuova si stava verificando un evento di portata epocale, culturale, antropologica e sociale : l'irrompere nella vita italiana, come nella storia stessa, niente di meno della " modernita ‘ " !
Inutile procedere musicalmente ad accostamenti ulteriori senza sconvolgersi : la banalità, di contenuti e musicale, il ritmo inesistente della nostra musica fino ad allora ascoltata, in più imbevuta di esagerati riferimenti patriottici, alla famiglia, quando non alla guerra, lasciavano il posto a brani come " In the mood", " Moonlight serenade", " Chattanooga choo choo", “ Pensilvania 6- 5000 “ !
Non erano sbarcate solo le truppe americane, era arrivata all’improvviso la modernità, in tutta Europa ma soprattutto in un Italia che ne aveva un bisogno estremo, e portava con sé nuove abitudini, un nuovo modo di pensare e di concepire il quotidiano . Da quel momento e per circa tre generazioni di italiani, ascoltare " In the mood ", ballare un boogie, evochera’ lo sbarco delle truppe americane , che fosse nelle menti, nel cinema, negli spettacoli. Qualcosa si era fissato pero’ anche nell'animo, perché si era trattato di un momento di gioia collettiva quale raramente capita nella storia .
Di li' al Rock’n’roll , " cugino “ per certi versi del jazz, alle musiche del repertorio romantico di Glenn Miller rivisitate dai Platters, dai divi del Rockabilly e dei cantanti pop come Pat Boone, Paul Anka, solo per citarne alcuni, il passo fu brevissimo. Il mondo cambiava profondamente e Glenn Miller non solo aveva accompagnato quell’evento restandone un simbolo, il ricordo, ma aveva accompagnato con la sua musica anche la liberazione di centinaia di milioni di individui dalla barbarie. Se ci pensate non è poco!